Chiara Sgarbi

Chiara Sgarbi

Chiara Sgarbi è nata e vive a Ferrara, con un compagno saxofonista, una figlia dodicenne molto disordinata e una gatta che allontana tutti i pretendenti. Quando riesce a trovare la giusta concentrazione, scrive e disegna per i bambini, che ama e a cui da anni è strettamente legata, anche grazie all’attività di didattica dell’arte che svolge nelle scuole e nei musei.

Libri pubblicati da Chiara Sgarbi

Palladilardo

Palladilardo

Sottosopra n°10
€ 6,50
Acque

Acque

i Gradini n°8
€ 13,00

Permetti due parole?

Hai conosciuto una bambina come Agnese?
Ne ho conosciute molte e non tutte grasse ma che provavano gli stessi sentimenti, magari a causa di qualche altra diversità che gli altri facevano fatica ad accettare.

Non ti dispiace raccontare che i suoi amici non la chiamavano per nome?
Certo, ma volevo far capire come qualche volta anche solo un nomignolo che affibbiamo a qualcuno in modo che ci sembra scherzoso possa far soffrire: le parole hanno un peso che dobbiamo imparare a valutare.

Perché hai disegnato i personaggi di profilo?
Il motivo è molto semplice: non ero brava a disegnare i volti frontalmente allora ho cominciato a disegnarli di profilo, alla fine questa è diventata una caratterizzazione dei miei personaggi, così ho continuato a farlo.

Perché nelle illustrazioni Palladilardo ha sempre gli occhi chiusi?
Quasi tutti, e in quasi tutte le situazioni, i miei personaggi hanno gli occhi chiusi perché siano volutamente poco espressivi. Mi piace che i lori sentimenti, le loro emozioni trapelino da tutto il contesto delle immagini (composizione, colori usati, ecc.) e non dall’espressione dei loro volti.

Perché Agnese non dice mai alla mamma quanto è triste?
Molto spesso la tristezza è un sentimento che cerchiamo di nascondere, soprattutto quando la situazione che stiamo vivendo non ci permette di essere noi stessi.
Forse Agnese, sforzandosi di ignorare la sua tristezza, pensa di essere meno triste; forse le sembra che l’allegra Palladilardo possa essere accettata più della malinconica Agnese; forse teme di non essere capita neanche dalla mamma e di ricevere il solito dolcetto al posto di un abbraccio. Ci sono persone che trovano sempre difficile esternare i propri sentimenti.

I contorni delle figure sono bianchi e il cielo quasi nero. Vuoi dire che tutto va storto?
Non credo affatto che il nero debba essere per forza sinonimo di negatività. Io uso spesso il nero nello sfondo delle mie illustrazioni perché trovo che faccia risaltare moltissimo i colori che vi si accostano. Per quella che è la mia esperienza, i bambini si divertono molto a usare il nero, solo gli adulti ne traggono significati simbolici non sempre azzeccati.

Ti piace di più scrivere o disegnare?
Mi piace allo stesso modo scrivere e disegnare, tanto che nella mia testa immagini e testo nascono insieme e diventano indissolubili. Per me è più difficile illustrare testi di altri scrittori o pensare che i miei testi vengano illustrati da altri disegnatori.

Qual è il tuo colore preferito?
Il mio colore preferito è il viola. E’ un colore molto espressivo che, a seconda delle tonalità può essere vivace e gioioso oppure struggente e malinconico, un po’ come tutti noi, un po’ come la vita.